mercoledì, settembre 28, 2005

metta qui le sue impronte digitale signorina


Buonasera signori della corte, era da tempo che non ci si incontrava, però devo dirvi la verità, non ho sentito affatto la vostra mancanza.
Come avete occupato il vostro tempo in mia assenza?


Il Giudice mi guarda da sotto gli occhialetti, tutta la corte si siede sistemandosi le toghe, nessuno pare voler dare risposta alla mia provocazione, ed io mi guardo intorno il tribunale vuoto.
Ci preparavamo ad accoglierla mi dice il giudice mentre io, naso all'insù mi soffermo a guardare un particolare dell'affresco sul soffitto.
Aspettavate me? Ma se ho già scontato la mia pena per poi essere scagionata dall'accaduto.
C'è una cosa che abbiamo imparato di lei, signorina, le strade per farsi del male non le sbaglia mai. Mi risponde il giudice e sottolinea con un tono arrogante della voce quel mai.
E quale sarebbe la mia colpa adesso? La solita, dice con calma prendendo in mano il martelletto. Un brusio confuso s'alza da dietro me e quando mi giro mi accorgo che una folla imponente si è materializzata alle mie spalle.
E loro chi sono?
I soliti, mi dice lui.

I soliti.
Quelli che pensano che la mia vita sia stata creata per un impeto d'altruismo di un dio demiurgo, che mi ha messa sulla terra per essere quello che loro vogliono che io sia.
I soliti.
Quelli che se non dico quello che va bene a loro voltano le spalle e mentre non li vedo pregano che io non faccia loro del male.
I soliti.
Quelli che semplicemente perchè conoscono qualche centimetro in più del mio corpo ritengono di conoscere anche la mia anima (e magari di possederla).
I soliti.
Quelli che quando il giudice si volta salgono sulla sua poltrona, tanto piccini da non riuscire nemmeno a guardare in fondo alla sala, e ritengono di poter decretare condanne e assoluzioni.
I soliti.
Quelli che "quindi", ed io odio i quindi.

I soliti.
Noti, ignoti e soprattutto idioti.

La solita gente del mio personale tribunale, quella che schiocco un dito, mi volto e non c'è più. Signor Giudice, mi perdoni, ma io torno ad essere me stessa.
Mi mandi il Boia a casa (e il killer seduto ai bordi del mio letto freddo).
(buio, tolleranza zero)

1 Comments:

Blogger Arancia Rossa said...

E brava la nostra Jo! Potrei dirti molte cose in proposito, ma a volte il silenzio e' meglio del tutto che si potrebbe esprimere. Magari un'altra volta.

2:55 PM  

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