lunedì, giugno 13, 2005

Il pozzo degli occhi neri

Non c’è un vero motivo per cui io accetti questa tranquillità delle emozioni. E’ la tranquillità che mi spaventa. Non sobbalzare ogni serata senza voce, di silenzi ed assenze che parlano più forte del chiasso della gente. Non mi interessa di star male ancora per la voglia di qualcosa che non è facile da toccare, per cui bisogna aspettare. No, non c’è una vera motivazione che mi porta a star qui, a finestre socchiuse, ad ascoltare le mie sensazioni quiete e pacate. Mi muovo lentamente, e non mi sposto dalla mia linea se non per schivare quello che non potrei accettare. Mi muovo con grazia, e non esagero, non mi agito. Non posso cadere, anche quando sto male. Mi lascio vivere e mi vivo dolcemente, con tenerezza accudisco questi momenti e quando il pensiero vola via ai sobbalzi del cuore che non provo, mi richiudo a riccio e mi accarezzo la pancia per sentire il calore di quello che sono sempre stata e che ancora sarò, quando avrò voglia di mettermi in gioco ancora.Nel mio piatto c’è poco da puntare, ho solo me stessa e non posso perdermi. Nessuno può vincermi. E la notte sembra una bella signora che passa, un velluto che accarezzo, mi basta e mi basto perché di cercare ora non sono in grado. S’alza un fuoco d’artificio nei mie occhi quando mi poso per terra e mi guardo con un sorriso che non è né felice né triste. Sono fiera delle scelte che ho fatto per vivere senza paura questo tempo che mi mette alla prova. I ricordi sono nuvole sfumate lanciate in un cielo lontano, sotto cui ho lasciato i pensieri che mi rubavano dal mio amore, dal mio stesso sangue, da uno sguardo che è solo per me e che voglio accudire. Il freddo è un lusso che mi concedo, mi spazza via i rifiuti dell’animo, mi purifica dal fango che ho accumulato in anni di ricerche. Se sbaglio ancora non ho paura ad ammetterlo. Questa notte ho svuotato tutto di me, negli occhi ho due buchi neri che risucchiano tutto quello che fissano e mi riportano alla consistenza della mia vita.