martedì, maggio 17, 2005

Ho la magnum nel perizoma

E’ l’assenza di pace dentro. Ogni volta che decido di esser pietosa, un animale preistorico mangia la mia pace, avido, e mi lascia spezzata, piegata per terra dolorante.
La consapevolezza, quella stessa consapevolezza con cui entro dentro il mio ego presuntuoso, mi tormenta: sono una donna armata, so come usare le mie armi, e ho tutti i diritti per usarle.
Ma io, invece, resto inerme e impotente ad aspettare che la morte giunga da sola ad uccidere chi invece ho già in pugno e ardo dal desiderio di ammazzare.
La verità è questa: che io sono una potenziale e probabile assassina, ma pietosa.
In questi anni, di vittime condannate ne ho già collezionate molte nel mio taccuino “ad eterna memoria”, e se solo non avessi avuto la pietà dentro le avrei già fatte fuori tutte.
Troppe cose so, troppe cose mi sono state concesse nella vita, così tante da chiedermi quale moto dell’animo porta l’umano a fidarsi di me.
“Fine delle vostre agonie”, dirò il giorno in cui non avrò più paura delle mie armi.
Aprirò la memoria e lascerò scorrere i fiumi di sangue che non ho mai fatto versare. Nessun preavviso: mi presenterò fiera ed eseguirò il dovuto. Morti vendicative, morti così inaspettate eppur temute, visibili agli occhi.
Oggi ne ho pensata una, e per la prima volta l’ho vista vera, possibile.
Voglio ammazzare una persona a cui sono - in un modo o nell’altro - affezionata e per questo sarà un duello. Una sfida d' onore. Uno contro uno, con o senza testimoni. Tutto è concesso. Anche restare ferma al mio posto, aspettando un movimento. E poi parlare: dire una sola parola e vedere la sua fine.